I boschi di castagno

La coltivazione del castagno ha radici molto antiche, furono probabilmente i romani a iniziare lo sfruttamento di questa pianta ben conosciuta e usata da greci ed etruschi.

La maggior diffusione è comunque da attribuire al periodo del medioevo soprattutto per lo sfruttamento dei prodotti: castagne, farina, carbone e il tannino. Le motivazioni essenziali sono da ricercarsi nell’estrema povertà in cui viveva la popolazione e la castagna rappresentava un alimento completo.

Nel mese di ottobre cadono i ricci dagli alberi, in ogni cardo generalmente alloggiano tre castagne. Il cardo si apre e con l’aiuto di un piccolo rastrello i frutti escono e vengono raccolti. La castagna non è di facile mantenimento perchè facilmente attaccata da parassiti e così viene prodotta la farina che si può conservare al fresco e ben compressa per un bel pò di tempo.

Un tempo in ogni casa esisteva un “metato”, talvolta si trovava all’esterno ma spesso era parte integrante della casa. Il metato era provvisto di un camino che rimaneva per circa 40 giorni sempre acceso e consentiva di mantenere la temperatura sempre calda. Per il fuoco si usava il legno di castagno e il “ventolacchio” (le bucce delle castagne) dell’anno precedente, così si manteneva la brace e la fiamma lieve. Nel metato erano poste ad una certa altezza delle travi con sopra dei canneti sui quali venivano gettate le castagne.

Quando le castagne erano secche si procedeva alla “battitura” cioè con un apposito attrezzo detto “frucone” si divideva il frutto dalla buccia, poi si passava il frutto al setaccio per togliere le ultime pecchie. Così le castagne erano pronte per essere macinate e venivano portate al mulino. La farina veniva usata per fare il pane, mescolata alla farina bianca, per fare i necci che per la popolazione spesso erano pranzo e cena, per fare il castagnaccio e la tumellecca.