Il lavatoio

La costruzione è situata all’interno del paese vicino alla strada principale e vi si accede da un corto e stretto viottolo;
è interamente coperta da embrici ed ha come finestre delle volte rifinite a mattoncini; oggi è in disuso.

All’interno ci sono due grandi vasche dove l’acqua corrente scorreva in continuazione; una vasca conteneva l’acqua più pulita ed era per l’ultimo risciacquo.

Il piano delle vasche è in pietra serena con scanalature poste in obliquo in modo da “strusciare” i panni con il sapone; qui la biancheria veniva battuta e strizzata.

Il lavatoio era il ritrovo delle donne che mentre lavavano i panni chiacchieravano fra loro, raccontavano, ridevano e cantavano; ed anche oggi se ci soffermiamo un attimo in silenzio sembra di udire le voci, vedere le loro sagome con il grembiule allacciato, curve, con i capelli legati intente nel fare il “bucato”.

Al lavatoio si andava dopo aver già trattato i panni sporchi; in ogni casa esisteva una conca di terracotta con un foro in basso che permetteva di far uscire l’acqua; i panni venivano posti in modo che in fondo stavano i più sporchi, poi i lenzuoli e le tovaglie.

In ultimo, veniva steso un telo e sopra veniva distribuita la cenere, infine veniva gettata con un mestolo l’acqua calda, bollente.

L’acqua trascinava con sé la cenere, attraversava tutto il bucato e fuoriusciva dall’apertura in basso; quest’operazione si ripeteva più volte poi l’ultima volta si chiudeva la fuoriuscita e si lasciavano per tutta la notte i panni con l’acqua mescolata alla cenere.

La mattina dopo si “sconcava” il bucato, cioè si toglievano i panni dal recipiente e si mettevano nel “paniere”, poi le donne andavano al lavatoio.

I panni al lavatoio venivano insaponati e con il bruschino venivano tolte le macchie più ostinate, poi venivano sciacquati nelle vasche, strizzati e infine erano pronti per essere stesi sui fili ad asciugare al sole.