La chiesa

La “ecclesia S. Bartholomei de Lanciole” figura negli elenchi delle decime del 1374, fra quelle dipendenti dalla Pieve di Celle, e nei verbali delle visite pastorali sin da quelli inerenti la visita del vescovo Giovanni Vivenzi il 29 maggio 1373 (Avp III R.66 1).

Ci sono documenti successivi che indicano la visita nel 1384 del vescovo Andrea Franchi (III. R. 66. 2), del 28 agosto 1442 del vescovo Donato de’ Medici (III. R. 66. 3), del 27 agosto 1475 e del 10 ottobre 1504 del vescovo Niccolò Pandolfini (III. R. 67. 1; III. R. 67. 3), del 12 settembre 1524 del vescovo Antonio Pucci (III. R. 67. 4), del 13 ottobre 1547, del 19 aprile 1552, dell’ 8 ottobre 1555 e del 2 ottobre 1556 del vescovo Francesco da Galliano (I. B. 1; I. B. 2), del 12 agosto 1570 del vescovo Giovambattista Ricasoli ( I. B. 3), del 14 agosto 1575 del vescovo Ludovico Antinori (I. B. 3), dell’8 agosto 1579 del vescovo Lattanzio Lattanzi (I. B. 3), del 17-18 novembre 1582 can. Vincenzo Cellesi, visitatore apostolico (I. B. 4).

In quest’ultima occasione di visita vengono menzionati, l’altar maggiore dedicato a San Bartolomeo e provvisto di “icona bella”, il fonte lapideo, l’altare di “S. Maria Maddalena” con icona e la sacrestia.

La carta di visita del 5 settembre 1632 del vescovo Alessandro Del Caccia (I. B. 8. 1) fa parola dell’altar maggiore sotto arco e delle are di “S. Maria Maddalena” e “S. Francesco”.

L’inventario n. 75/432 del 1683 fornisce indicazioni dell’altar maggiore ligneo e del “ciborio di legno indorato con scaletta”, oltre che delle are in pietra “S. Maria Maddalena”, “S. Francesco” e “S. Rocco”, con il quadro “Madonna del Rosario”; dà poi cenno dell’altare “S. Simone” con quadro raffigurante “S. Giovanni Battista”, del pulpito ligneo in noce, di tre quadri e della sacrestia.

Negli inventari n. 78/25 del 1 luglio 1781 e n. 81/65 del1794 l’altar maggiore è presentato in stucco e disposto alla romana (discosto dalla muraglia absidale), con ciborio di marmo e con grande crocifisso ligneo; nel coro ci sono pancali di castagno ed il quadro raffigurante “San Bartolomeo”.

L’altare della compagnia “S. Maria Maddalena” è in stucco con il quadro in tela “Madonna del Rosario, S. Maria Maddalena e altri santi” con cornice dorata, oltre alla statua lignea “Madonna del Rosario” all’ara in pietra di San Simone, vi è la tela “Ss. Simone e Giuda”. L’altare in pietra della Madonna della Cintola ha un tabernacolino in pietra con la statua in stucco della Madonna vestita in stoffa e due quadri rappresentanti “S. Giobbe” e la “Madonna della Cintola”; l’ara di “S. Francesco” è dotata del quadro “Madonna e S. Francesco”.Nell’inventario si parla anche di un reliquario d’argento con le reliquie di San Bartolomeo e un reliquario in legno intagliato dorato con le reliquie di San Valentino.

Il battistero ha composizione in pilla di pietra con coperchio di legno.

Esiste la canonica, la cucina della serva, la cantina.

Nell’inventario 81/66 del 1805 la chiesa viene descritta con una volta e con impiantito di mattoni; vi sono un confessionario di noce e una pilla di pietra per l’acqua benedetta; il campanile è a torre ed è provvisto di due campane.

Vi è riferimento di altri due altari, oltre il maggiore, di stucco, alla romana con i due quadri “Vergine del Rosario” e “S. Francesco”.

L’inventario 81/67 del 1847 conferma la chiesa con una sola navata e che persistono due altari minori: “Madonna del Rosario”, con quadro, e “S. Francesco”, con quadro.

In fondo alla chiesa vi è una “cappelletta” impiegata come battistero con pilla di pietra, chiusa da cancello di ferro dilungantesi sopra scalino di pietra.

La chiesa ha luce grazie a tre finestre, ha una porta d’ingresso in castagno ed ulteriori due porte, una immettente in compagnia, l’altra di accesso in sacrestia.

Nel documento fa la sua comparsa l’organo con cantoria in muratura con stucchi.

Nell’anno 1858 fu deciso di fare una nuova statua della Madonna e per trovare il ricavato fu stabilito di fare una questua di castagne che sarebbero poi state vendute: furono questuate n.9 stai e venduti al pubblico incanto da Luigi Gaggini alla ragione di £4 a staio per sacco.

Nell’anno 1860 fu fatta la nuova statua.

L’inventario 81/68 del 1879 fa luce su due quadretti effigianti “S. Luigi” e “S. Filomena”, oltre che sui quadri rappresentanti “Ss. Francesco, Domenico, Chiara, Pietro, la Maddalena” e “Ss. Francesco, Lucia e la Madonna”.

Fra gli anni trenta e cinquanta del XX secolo la chiesa ha subìto “qualche variazione rispetto allo stile originario”; con l’altar maggiore, sono due le are minori il “Sacro Cuore” e “Madonna” oltre ad un “altarino” votato a Sant’Antonio da Padova; l’organo esistente andò in frantumi quando cadde la volta della chiesa.

Insieme all’unica canonica e alla sacrestia, si dà ragguaglio del fonte battesimale, della via crucis e della torre campanaria risistemata; il cimitero con “cappella” dista 500 metri circa dalla chiesa.

All’inizio degli anni cinquanta è riportata notizia di un restauro della chiesa, i cui altari minori sono in pietra.